I pedoni bulgari trasformati in outdoor semoventi per pubblicizzare la birra locale Shumensko. Come? Trasformando le borse della spesa in invitanti casse colme di bottiglie. Come per altre iniziative di questo genere, il costo è contenuto. E il risultato di sicuro impatto comunicativo.
Non è la prima volta che su questo blog si parla dell’uso non convenzionale, dei tavolini di cortesia sugli aeroplani. Questa multisoggetto, però, è davvero suggestiva. E’ l’idea con cui Malaysia Airlines promuove i pacchetti volo+soggiorno Golden Holidays.
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Hong Kong non è l’unica metropoli al mondo con l’aria inquinata oltre ogni soglia di pericolo. Ma nell’ex colonia britannica c’è chi ha pensato di sottolineare il problema con un billboard “speciale”, la cui superficie attrae il pulviscolo creando un visual che non ha bisogno di commenti. Così come l’headline: “L’inquinamento inquina”.
Ha vinto Obama. Lo sanno anche i muri (persino i bimbi sui bus di Milano lo chiedono alle mamme, sentita l’altro giorno).
E con la vittoria del candidato democratico alle presidenziali USA si chiude anche il contest lanciato lo scorso ottobre sul blog Gum Election.
“Chi fa più schifo? Vota con la tua gomma da masticare”. Messaggio eloquente e medium che meno convenzionale non si può.
A giudicare dagli exit poll, la gara delle gomme da masticare l’ha vinta McCain. E l’impressione è che se al posto dei canditati USA ci fossero i nostri politici, in Italia avremmo finalmente risolto l’annoso problema dei chewing gum appiccicati sul selciato, perché non c’è posto dove abbandonarli.
Questo suggestivo ambient outdoor per Koleston Naturals sfrutta le condizioni di luce sul mare nelle diverse ore del giorno per regalare effetti sempre diversi ai capelli dell’avvenente modella illustrata sul billboard. Per un’acconciatura che più naturale non si può.
“Questo è ciò che si vede quando fumi”. Il messaggio è tanto eloquente quanto poco convenzionale nel modo in cui è “veicolato”.
Ancora un ottimo esempio di messaggi sociali trasmessi attraverso azioni anticonvenzionali.
In alcune stazioni del metro di Hong Kong ecco delle “trappole” in guisa di floorgraphic per promuovere il film National Treasure. Un ambient “trompe l’oeil” di forte impatto visivo e comunicativo.
Il riscaldamento globale è un tema che… scotta. Al di là dei giochi di parole, i comunicatori sociali sensibilizzano da tempo l’opinione pubblica su un problema che interessa il futuro del pianeta. Lo scioglimento dei ghiacci polari, dovuto al riscaldamento dell’atmosfera, innalzerebbe il livello dei mari a tal punto che molte città sarebbero sommerse. Un futuro apocalittico, disegnato con efficacia sulle pareti di una piscina in questa azione di ambient subacquea.
Una macchina che parcheggia dovunque? Detto, fatto: il billboard diventa interstizio tra manifesti: la Smart (e solo la Smart, beninteso) ci parcheggia “dentro” senza difficoltà.
L’utilitaria chic che diventa auto da famiglia allungando il passo? basta trasformare l’affissione in uno specchio deformante ed ecco pronta una suggestione visiva che comunica più del prodotto (che in effetti non c’è).
nell’era dell’interazione, i supporti tradizionali dell’above the line diventano semanticamente interattivi. Per la gioia di chi fa creatività, e - perchè no - per il piacere ludico del pubblico urbano.
Le grandi idee nascono dall’immediatezza e dalla semplicità, è un dato di fatto. Il concetto vale anche per questo ambient di Nivea, che magari non farà fare i salti di gioia ai dermatologi, ma che è di indubbia efficacia comunicativa. Certo, se la location è Dubai e il cliente una delle aziende leader mondiale del proprio settore, il rilievo dell’operazione aumenta esponenzialmente. Ma questo è un altro discorso.
“Il sushi? Se proprio volessi del mercurio, mangerei un termometro”. La battuta è di un film di qualche anno fa, fatto sta che il piatto a base di pesce crudo made in Japan è ormai sdoganato in mezzo mondo, tanto da diventare anche modaiolo.
E di “moda” è anche considerare le scale mobili dei centri commerciali come media. La ragione, stavolta è ben più logica. Le scale mobili, non-luogo di passaggio per eccellenza, sono diventate un simbolo dell’ambient marketing, dato il massiccio e continuo afflusso di potenziale pubblico pubblicitario, e la facilità di intervenire con azioni di comunicazione non convenzionale e a basso costo. L’esperienza di semplice attesa sui gradini della scala mobile può dunque facilmente trasformarsi in qualcos’altro.
Immagine e video documentano un’azione di ambient per il franchising Sushi Roll in un centro commerciale australiano. Secondo i dati forniti dal video, l’iniziativa ha fruttato un incremento, non solo delle vendite del ristorante, ma anche degli stessi passaggi sulla scala mobile. Potenza del marketing. O dei rotolini di pesce crudo e riso?
O cominciamo ad economizzare, o è meglio che l’energia ce la produciamo da soli. Col sudore, e stavolta non è una metafora di biblica memoria.
Questa è l’idea alla base di un’iniziativa di ambient marketing (a bassisimo impatto… economico), che arriva dalla Russia. Biciclette collegate in stile dinamo ai lampioni; manubri da palestra per far funzionare gli asciugacapelli nei bagni pubblici. E piccoli stickers applicati in prossimità delle installazioni.
In un momento storico in cui la responsabilità sociale è molto spesso leva di marketing, la comunicazione può farsi carico di messaggi positivi. Senza spendere molto, se non in termini di idee.
Non c’è da scherzare. Mentre dalle nostre parti siamo ancora fermi alle stucchevoli diatribe del tipo “agenzia v.s. libero professionista”, e ci si accanisce su fee e mark-up, su etica e dedizione e se sia nato prima l’uovo o la gallina, negli Stati Uniti, tradizionalmente più avanti, vogliono fare la pelle ai creativi.
La poco amichevole body copy recita così: “Hanno ucciso il tuo budget, ora è tempo di restituire loro il favore. E quale occasione migliore di uno shooting fotografico in Florida per uccidere i tuoi creativi? Pensaci. Tu ci guadagni una vacanza e gli scatti perfetti per la tua campagna, e i tuoi creativi se vanno al creatore…”
Così la pensano quelli di shootinflorida.com, portale per il recruitement di risorse creative nel campo della fotografia in Florida.
Copywriters, tirate pure un sospiro di sollievo. Per ora questi ce l’hanno solo con fotografi e art directors. Tuttavia, leggendo la body copy fino in fondo, ci si imbatte in un paragrafetto asteriscato che assicura che nessun creativo è stato ucciso durante la lavorazione dell’annuncio, “anche se non per mancanza di volontà”.
Eviterei le vacanze sulle Everglades, quest’anno. Di questi tempi per un creativo è meglio star chiuso in casa e dare un’occhiata alla creatività davvero incisiva. Come quella lì sopra, ad esempio.
Meister Camera ha proposto, nel dicembre 2007, un ambient originale e davvero interessante, disseminando gli spazi urbani di curiosi cagnolini “pixelati”, accompagnati da un cartello. Il messaggio è semplice e chiaro: guardali con dettaglio migliore.
L’effetto visivo è soprendente e molto simpatico: la realizzazione dei cagnetti “in bassa risoluzione” ha richiesto ore di lavoro artigianale e migliaia di cubetti di legno per costruire i modelli.
Da oggi e per tutto il weekend Riva del Garda sarà l’ombelico del mondo dei blog italiani.
La prima edizione di Blog Fest riunirà nella cittadina gardesana tutto ciò che gira intorno al mondo del Web 2.0.
Il programma si annuncia ricco di eventi, dibattiti, seminari e momenti ludici, in una Riva del Garda per l’occasione completamente “wifizzata” (il mondo della comunicazione web è una fonte inesauribile di neologismi).
Tutto ciò a dimostrazione che i blog sono ormnai diventati un vero e proprio media, meritevole di attenzione, di considerazione e di eventi mirati anche in Italia. Era ora!
Da non perdere, nell’ambito della BlogFest, il primo ADVCamp italiano, un campus totalmente dedicato alla pubblicità on-line, che vedrà partecipare non solo gli addetti ai lavori (pubblicitari, uomini di marketing e ovviamente blogger), ma anche gli stessi consumatori. Il Camp è organizzato dal Club dei Media Sociali e sponsorizzato da Windows Live, a testimonianza che Microsoft, dopo il Leone d’Oro vinto a Cannes con lo spot di Halo 3, ma non solo, ha sempre più a cuore il mondo dell’advertising.
Ottima occasione per pubblivori e addetti ai lavori di sfruttare uno degli ultimi weekend d’estate (tempo permettendo) per una gita solo geograficamente fuori porta: la destinazione è l’ultima frontiera della comunicazione.
Andrete al BlogFest? Perchè non ci fate sapere com’è andata?
Il link dei commenti di questo post aspetta di essere cliccato.
L’estate sta finendo, un anno se ne va e tornati dal controesodo si ricomincia con la routine quotidiana, social networking compreso.
Tra le quasi 30 mila (sic!) applicazioni del generosissimo Facebook, c’è anche My Room: l’utente può disporre di tante stanzette virtuali vuote da arredare con il mobilio più disparato, per costruire la magione dei suoi sogni. Le dinamiche sono quelle da raffinata catena di Sant’Antonio in salsa 2.0 che caratterizzano Facebook; più contatti invito ad installare My Room, più crediti ho a disposizione per acquistare sedie, letti, suppellettili e tappezzerie.
Va a finire che, clic dopo clic, si possa ricostruire un ambiente davvero grazioso, una nursery per il bimbo in arrivo, ad esempio. Un momento, a me quel fasciatoio sembra proprio di averlo già visto da qualche parte…
Le immagini in alto non ammettono dubbi: la nursery costruita con pazienza e massicce dosi di spam su Facebook è una copia esatta dello spazio allestito da Ikea per il catalogo on-line!
Semplice coincidenza? Davvero improbabile pensare che l’idea sia al 100% frutto dei programmatori di My Room e che dietro non ci sia la mano del gigante svedese, che in quanto a comunicazione non convenzionale ha parecchio da insegnare. La riprova è che la nursery, sebbene il più evidente, non è l’unico locale sfacciatamente ricostruibile su Facebook. Provare per credere, come diceva il compianto Guido Angeli, indimenticato alfiere di un altro mobilificio che a suo modo ha fatto la storia.
Ancora una volta prendiamo come case history Fiat Punto.
Lo spot per il mercato del Regno Unito è un bell’esempio di declinazione della creatività in salsa anglosassone.
Funzionerebbe in Italia?
Kinder Cioccolato taglia quest’anno il traguardo dei quattro decenni di onorata carriera.
Non altrettanto si può dire del celeberrimo bimbo che ha campeggiato sul packaging dello snack al (più) latte e (meno) cacao inventato da Ferrero nel 1968 e che è stato “silurato” nel 2005. Per la cronaca, il “primo” bimbo di Kinder Cioccolato, caschetto e camicia a righe, è tedesco, si chiama Günter Euringer, ha ormai una quarantina d’anni e fa il cameraman. Il paffutello sostituto con i dentoni un po’ da castoro che da tre anni a questa parte sorride sulla confezione è invece un bimbo italiano, di Bologna.
prima e dopo
Tre anni fa, la rivoluzionaria svolta di Ferrero causò una protesta di massa, dilagata, manco a dirlo, sul Web, con tanto di nascita di comitati per il ritorno del piccolo Günter e apertura di blog appositamente dedicati all’argomento. “Esigenze di modernità”, si giustificò l’azienda di Alba.
Passata la “bufera” mediatica, a distanza di tre anni viene spontaneo chiedersi: a che pro, visto che - taglio di capelli a parte, dalla vetusta “scodella” anni Sessanta all’ondulato trendy che piace tanto alle mamme del Duemila - i due giovanissimi testimonial sono praticamente identici (a dire il vero il bimbo di Bologna sembra più tedesco di quello di Monaco…)? Rilancio del brand di prodotto, riposizionamento di Kinder Cioccolato, differenziazione rispetto alla concorrenza che nel frattempo aveva utilizzato dei sosia di Günter? Misteri del marketing.
Intanto, buon compleanno, Kinder Cioccolato: chissà se alle celebrazioni per i tuoi quarantanni sarà invitato anche chi ci ha “messo la faccia” per trentasette…
Un ambient originale per l’ultimo modello di casa Apple. I (sottilissimi) tavolini di cortesia degli aerei di linea si trasformano in laptop chiusi. Mac Book Air, ovviamente.
Udite udite. Una surfata su You Tube ed ecco il viral di Fiat per la Punto (in realtà ce ne sono due, ma questo è quello più divertente, a parere di chi scrive. Chi vuole, si vada a cercare l’altro).
Rispetto a tante altre cose viste sul Tubo, il viral in questione pare piuttosto “all’acqua di rose”. Carino, di certo il video genererà una dose più che buona di viralità, ma sui mezzi di comunicazione non convenzionali si può essere decisamente più “shoccanti”. A patto di avere in budget qualcosa più di un lenzuolone bianco.
Un esempio? Qui in basso il viral di una Nissan piuttosto robusta…
Come ogni bravo presidente di agenzia che si rispetti, anche il nostro capo leader Talentolo si è concesso una vacanza di lavoro ai Cannes Lions, approfittando dell’aria elettrica della Croisette per andare a caccia di suggestioni creative e fiutare le nuove tendenze.
Porta un giovane copywriter ai Cannes Lions, praticamente il carnevale di Rio dei pubblicitari. Fagli indossare la t-shirt nuova di zecca della sua altrettanto giovane e dinamica agenzia, e catapultalo alla festa di Shots, una delle più cool della Croisette. Risultato: un flusso di relazioni pubbliche da far impallidire il più scafato dei diplomatici dell’ONU.
Un po’ di fortuna e può anche accadere che una crew di giovani video blogger londinesi immortali l’imberbe copy in un frame del docu-video del party, pubblicato su Cannes Fringe e visibile anche qui in basso:
Cannes, per un giovane pubblicitario italiano, è una buona occasione per venire a contatto con i creativi di mezzo orbe terracqueo e accorgersi ancora una volta di quanto questo mestiere sia influenzabile e influenzato dal contesto socio culturale a cui si appartiene.
Ed è meglio non dimenticare, che non è tutto oro quello che luccica, e che, passato il carnevale di Rio, puliti i coriandoli e smaltito l’hangover, resta la realtà di un ambiente tanto affascinante quanto fuorviante, se non ci si approccia ad esso con la mentalità giusta.
Nell’attesa di salire anche noi sul palco del Palais a ritirare il nostro bravo e meritatissimo felino dorato (è solo questione di tempo…), intanto a Cannes abbiamo portato anche il Presidente dell’agenzia.
Ma questa è un’altra storia. O meglio, un altro post.
Viviamo in un’epoca di profonda trasformazione della società; un passaggio, quello dall’era industriale a quella post industriale, tutt’altro che indolore. La nostra è un’epoca di transizione e grandi incertezze, ma anche di stimolanti opportunità.
Il marketing sta diventando societing; i desideri stanno sostituendo i bisogni, e le esperienze prendono il posto dei prodotti nell’immaginario del mercato.
L’era della centralità della produzione è tramontata: si parla sempre più di centralità del consumo. Grazie anche alle nuove tecnologie dell’informazione, si afferma un nuovo tipo di consumatore, autonomo, informato e protagonista del processo di scambio: il consumatore è diventato consumATTORE.
Il web 2.0 ha reso obsoleti i termini del marketing da manuale accademico, quelli mutuati dal linguaggio bellico, per intenderci: “colpire il target”, “attaccare il mercato”, “campagna di marketing”. Ora che i confini tra chi produce contenuti e chi ne fruisce sono sempre più labili, la differenza, per chi fa comunicazione di mestiere, sta nella capacità di costruire relazioni chiare, oneste e durature con l’interlocutore. La brand awareness del consumatore lascia il posto al brand engagement del consumATTORE.
E forse è il caso che anche il comunicatore faccia spazio al ComunicATTORE, ovvero a figure professionali in grado di reinterpretare i linguaggi dell’advertising adattandoli alla società e al mercato in continuo mutamento.
Consiglio per gli acquisti: la pubblicità non è morta. È cambiata.