I pedoni bulgari trasformati in outdoor semoventi per pubblicizzare la birra locale Shumensko. Come? Trasformando le borse della spesa in invitanti casse colme di bottiglie. Come per altre iniziative di questo genere, il costo è contenuto. E il risultato di sicuro impatto comunicativo.
Settecentomila visite in pochi giorni. Se è un filmato amatoriale, complimenti allo zelante reporter di Shanghai. Ma se è un viral di Chevrolet per il SUV Captiva, come tutto lascia pensare, ancora una volta, grazie al “Tubo” e a un’idea vincente, la pubblicità ha fatto centro. Ovviamente, rompendo gli schemi (e forse qualche paraurti…).
Non è la prima volta che su questo blog si parla dell’uso non convenzionale, dei tavolini di cortesia sugli aeroplani. Questa multisoggetto, però, è davvero suggestiva. E’ l’idea con cui Malaysia Airlines promuove i pacchetti volo+soggiorno Golden Holidays.
Che cosa accomuna Bruce Lee, lo sport del tennis tavolo e Nokia? Apparentemente, poco o nulla. In realtà, un video virale tra i più cliccati del Web. L’idea di far rivivere i personaggi del passato grazie alle manipolazioni digitali della celluloide non è affatto nuova. In Forrest Gump si vedeva il personaggio di Tom Hanks dialogare amabilmente con più di un presidente americano. Le evoluzioni di Bruce Lee con la racchetta da ping pong sono comunque spettacolari da vedere, di certo sono stati efficaci nello scatenare il passaparola. Resta da comprendere il collegamento con Nokia, che le immagini da sole non chiariscono: chi sa tradurre il claim in cinese si faccia avanti.
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Hong Kong non è l’unica metropoli al mondo con l’aria inquinata oltre ogni soglia di pericolo. Ma nell’ex colonia britannica c’è chi ha pensato di sottolineare il problema con un billboard “speciale”, la cui superficie attrae il pulviscolo creando un visual che non ha bisogno di commenti. Così come l’headline: “L’inquinamento inquina”.
Una bella carrellata di autobus trasformati ad uso e consumo pubblicitario. In tempi di scioperi selvaggi e disagi di ogni sorta, chissà che la creatività non possa riconciliare la clientela dei vituperati “mass transports”.
Travestito da camion della nettezza urbana per sensibilizzare gli olandesi sul tema dei rifiuti.
Popolato di improbabili lavavetri sulle fiancate per la multinazionale del recruitement Monster (l’headline recita: “Lavoro sbagliato?”)
Sagomato come una fisarmonica, per il festival di musica irlandese di Camden (Londra).
Ha vinto Obama. Lo sanno anche i muri (persino i bimbi sui bus di Milano lo chiedono alle mamme, sentita l’altro giorno).
E con la vittoria del candidato democratico alle presidenziali USA si chiude anche il contest lanciato lo scorso ottobre sul blog Gum Election.
“Chi fa più schifo? Vota con la tua gomma da masticare”. Messaggio eloquente e medium che meno convenzionale non si può.
A giudicare dagli exit poll, la gara delle gomme da masticare l’ha vinta McCain. E l’impressione è che se al posto dei canditati USA ci fossero i nostri politici, in Italia avremmo finalmente risolto l’annoso problema dei chewing gum appiccicati sul selciato, perché non c’è posto dove abbandonarli.
Scott Wade è un artista particolare, come solo negli Stati Uniti. Le sue creazioni prendono vita con la sabbia sui parabrezza e sui lunotti delle auto. Scott pubblica le immagini dei suoi lavori in una galleria on line. Ed è bravo, talmente bravo che Mitsubishi l’ha scelto come il più “non convenzionale” degli illustratori per alcune campagne stampa. Ignoti che scrivono “LAVAMI” col dito sui lunotti, è ufficiale: siete dei dilettanti, ache se precursori.
Questo suggestivo ambient outdoor per Koleston Naturals sfrutta le condizioni di luce sul mare nelle diverse ore del giorno per regalare effetti sempre diversi ai capelli dell’avvenente modella illustrata sul billboard. Per un’acconciatura che più naturale non si può.
“Questo è ciò che si vede quando fumi”. Il messaggio è tanto eloquente quanto poco convenzionale nel modo in cui è “veicolato”.
Ancora un ottimo esempio di messaggi sociali trasmessi attraverso azioni anticonvenzionali.
In alcune stazioni del metro di Hong Kong ecco delle “trappole” in guisa di floorgraphic per promuovere il film National Treasure. Un ambient “trompe l’oeil” di forte impatto visivo e comunicativo.
Imprese “sportive” impossibili? Documentate da traballanti filmati “amatoriali”? Più di quindicimila contatti su YouTube dallo scorso luglio?
Qui Nike ci cova…
Il riscaldamento globale è un tema che… scotta. Al di là dei giochi di parole, i comunicatori sociali sensibilizzano da tempo l’opinione pubblica su un problema che interessa il futuro del pianeta. Lo scioglimento dei ghiacci polari, dovuto al riscaldamento dell’atmosfera, innalzerebbe il livello dei mari a tal punto che molte città sarebbero sommerse. Un futuro apocalittico, disegnato con efficacia sulle pareti di una piscina in questa azione di ambient subacquea.
Una macchina che parcheggia dovunque? Detto, fatto: il billboard diventa interstizio tra manifesti: la Smart (e solo la Smart, beninteso) ci parcheggia “dentro” senza difficoltà.
L’utilitaria chic che diventa auto da famiglia allungando il passo? basta trasformare l’affissione in uno specchio deformante ed ecco pronta una suggestione visiva che comunica più del prodotto (che in effetti non c’è).
nell’era dell’interazione, i supporti tradizionali dell’above the line diventano semanticamente interattivi. Per la gioia di chi fa creatività, e - perchè no - per il piacere ludico del pubblico urbano.
La azioni di comunicazione non convenzionale si prestano molto bene a veicolare messaggi sociali, per il costo relativamente basso, e la capacità di “colpire” (talvolta anche in modo scioccante) in situazioni quotidiane e in luoghi di affollato passaggio, magari camuffandosi tra gli elementi dell’ambiente urbano.
In Vietnam e Mongolia è drammatico il fenomeno dei bambini di strada che rovistano tra l’immondizia in cerca di cibo. Per sensibilizzare sulla tematica, Leo Burnett Hong Kong ha piazzato accanto ai cestini dei rifiuti sacchetti neri di inquietanti sembianze umane. Un’operazione di forte impatto e di indubbio valore comunicativo e sociale. Poi dicono che i pubblicitari non hanno cuore.
Le grandi idee nascono dall’immediatezza e dalla semplicità, è un dato di fatto. Il concetto vale anche per questo ambient di Nivea, che magari non farà fare i salti di gioia ai dermatologi, ma che è di indubbia efficacia comunicativa. Certo, se la location è Dubai e il cliente una delle aziende leader mondiale del proprio settore, il rilievo dell’operazione aumenta esponenzialmente. Ma questo è un altro discorso.
“Il sushi? Se proprio volessi del mercurio, mangerei un termometro”. La battuta è di un film di qualche anno fa, fatto sta che il piatto a base di pesce crudo made in Japan è ormai sdoganato in mezzo mondo, tanto da diventare anche modaiolo.
E di “moda” è anche considerare le scale mobili dei centri commerciali come media. La ragione, stavolta è ben più logica. Le scale mobili, non-luogo di passaggio per eccellenza, sono diventate un simbolo dell’ambient marketing, dato il massiccio e continuo afflusso di potenziale pubblico pubblicitario, e la facilità di intervenire con azioni di comunicazione non convenzionale e a basso costo. L’esperienza di semplice attesa sui gradini della scala mobile può dunque facilmente trasformarsi in qualcos’altro.
Immagine e video documentano un’azione di ambient per il franchising Sushi Roll in un centro commerciale australiano. Secondo i dati forniti dal video, l’iniziativa ha fruttato un incremento, non solo delle vendite del ristorante, ma anche degli stessi passaggi sulla scala mobile. Potenza del marketing. O dei rotolini di pesce crudo e riso?
O cominciamo ad economizzare, o è meglio che l’energia ce la produciamo da soli. Col sudore, e stavolta non è una metafora di biblica memoria.
Questa è l’idea alla base di un’iniziativa di ambient marketing (a bassisimo impatto… economico), che arriva dalla Russia. Biciclette collegate in stile dinamo ai lampioni; manubri da palestra per far funzionare gli asciugacapelli nei bagni pubblici. E piccoli stickers applicati in prossimità delle installazioni.
In un momento storico in cui la responsabilità sociale è molto spesso leva di marketing, la comunicazione può farsi carico di messaggi positivi. Senza spendere molto, se non in termini di idee.
Meister Camera ha proposto, nel dicembre 2007, un ambient originale e davvero interessante, disseminando gli spazi urbani di curiosi cagnolini “pixelati”, accompagnati da un cartello. Il messaggio è semplice e chiaro: guardali con dettaglio migliore.
L’effetto visivo è soprendente e molto simpatico: la realizzazione dei cagnetti “in bassa risoluzione” ha richiesto ore di lavoro artigianale e migliaia di cubetti di legno per costruire i modelli.
(Advertising molto poco convenzionale per uno zoo safari olandese - click per ingradire)
Grazie a “Quelli che…” riescono a trasformare qualsiasi oggetto in uno strumento di comunicazione. E a “Quelli che…” anche se vendono pezzi di carne fredda, sanno cosa significa farsi ricordare con un sorriso.
Rémi Gaillard (Montpellier, 16 febbraio 1975) è un umorista francese.
Gaillard è un giovane con la passione per il calcio e per la televisione, molto conosciuto in Francia per i suoi scherzi, che non esita poi a pubblicare su internet. La sua storia comincia nel 2002, alla finale di Coppa di Francia. Lui, alla premiazione finale, si intromette in campo, indossando la maglia di una delle squadre in gara. E riceve anche i complimenti di Chirac, la medaglia e rilascia pure interviste. Senza che nessuno si chieda chi sia, se non il giorno dopo, quando ormai era troppo tardi.
Poi la decisione di creare una serie di filmati dal titolo “Mettila dove vuoi”, e prendendo in giro il celebre spot tv, dove Remi Gaillard gioca con il suo pallone lanciandolo ovunque, dai cantieri alle auto della polizia, e facendo sempre gol.
Il celebre spot citato da Wikipedia è quello di Nike, e l’iniziativa dell’umorista francese sa tanto, ma proprio tanto, di viral… Di sicuro, l’azienda americana non si sarà lamentata.
L’estate sta finendo, un anno se ne va e tornati dal controesodo si ricomincia con la routine quotidiana, social networking compreso.
Tra le quasi 30 mila (sic!) applicazioni del generosissimo Facebook, c’è anche My Room: l’utente può disporre di tante stanzette virtuali vuote da arredare con il mobilio più disparato, per costruire la magione dei suoi sogni. Le dinamiche sono quelle da raffinata catena di Sant’Antonio in salsa 2.0 che caratterizzano Facebook; più contatti invito ad installare My Room, più crediti ho a disposizione per acquistare sedie, letti, suppellettili e tappezzerie.
Va a finire che, clic dopo clic, si possa ricostruire un ambiente davvero grazioso, una nursery per il bimbo in arrivo, ad esempio. Un momento, a me quel fasciatoio sembra proprio di averlo già visto da qualche parte…
Le immagini in alto non ammettono dubbi: la nursery costruita con pazienza e massicce dosi di spam su Facebook è una copia esatta dello spazio allestito da Ikea per il catalogo on-line!
Semplice coincidenza? Davvero improbabile pensare che l’idea sia al 100% frutto dei programmatori di My Room e che dietro non ci sia la mano del gigante svedese, che in quanto a comunicazione non convenzionale ha parecchio da insegnare. La riprova è che la nursery, sebbene il più evidente, non è l’unico locale sfacciatamente ricostruibile su Facebook. Provare per credere, come diceva il compianto Guido Angeli, indimenticato alfiere di un altro mobilificio che a suo modo ha fatto la storia.
Un ambient originale per l’ultimo modello di casa Apple. I (sottilissimi) tavolini di cortesia degli aerei di linea si trasformano in laptop chiusi. Mac Book Air, ovviamente.
Parlare di video virali (e discutere della loro presunta veridicità) è ormai diventata un’abitudine, grazie alla diffusione massiccia delle nuove tecnologie legate al Web 2.0, You Tube su tutte.
Proprio dal caro vecchio Tubo salta fuori un reperto perlomeno enigmatico: un video virale per Volkswagen Golf datato 1996!
Si tratta di un’abile mistificazione spazio-temporale? Lo scherzo di qualche buontempone? Che in casa Volkswagen siano “avanti” in fatto di comunicazione e di creatività applicata ad essa è cosa nota. Ma che senso poteva avere un video virale dodici anni fa, quando le possibilità di creare rapida diffusione tramite mezzi accessibili in modo capillare, cioè in rete, era poco più che fantascienza? Tramite quali media poteva essere veicolato il video che mostra la nostra intrepida Golf in un gioco delle parti “rovesciato” insieme a un carro attezzi, ripresa dall’occhio “indiscreto” delle telecamere fisse a circuito chiuso di un’autostrada?
Il dibattito è aperto.
Udite udite. Una surfata su You Tube ed ecco il viral di Fiat per la Punto (in realtà ce ne sono due, ma questo è quello più divertente, a parere di chi scrive. Chi vuole, si vada a cercare l’altro).
Rispetto a tante altre cose viste sul Tubo, il viral in questione pare piuttosto “all’acqua di rose”. Carino, di certo il video genererà una dose più che buona di viralità, ma sui mezzi di comunicazione non convenzionali si può essere decisamente più “shoccanti”. A patto di avere in budget qualcosa più di un lenzuolone bianco.
Un esempio? Qui in basso il viral di una Nissan piuttosto robusta…