Che cosa accomuna Bruce Lee, lo sport del tennis tavolo e Nokia? Apparentemente, poco o nulla. In realtà, un video virale tra i più cliccati del Web. L’idea di far rivivere i personaggi del passato grazie alle manipolazioni digitali della celluloide non è affatto nuova. In Forrest Gump si vedeva il personaggio di Tom Hanks dialogare amabilmente con più di un presidente americano. Le evoluzioni di Bruce Lee con la racchetta da ping pong sono comunque spettacolari da vedere, di certo sono stati efficaci nello scatenare il passaparola. Resta da comprendere il collegamento con Nokia, che le immagini da sole non chiariscono: chi sa tradurre il claim in cinese si faccia avanti.
Hong Kong non è l’unica metropoli al mondo con l’aria inquinata oltre ogni soglia di pericolo. Ma nell’ex colonia britannica c’è chi ha pensato di sottolineare il problema con un billboard “speciale”, la cui superficie attrae il pulviscolo creando un visual che non ha bisogno di commenti. Così come l’headline: “L’inquinamento inquina”.
Una bella carrellata di autobus trasformati ad uso e consumo pubblicitario. In tempi di scioperi selvaggi e disagi di ogni sorta, chissà che la creatività non possa riconciliare la clientela dei vituperati “mass transports”.
Travestito da camion della nettezza urbana per sensibilizzare gli olandesi sul tema dei rifiuti.
Popolato di improbabili lavavetri sulle fiancate per la multinazionale del recruitement Monster (l’headline recita: “Lavoro sbagliato?”)
Sagomato come una fisarmonica, per il festival di musica irlandese di Camden (Londra).
Ha vinto Obama. Lo sanno anche i muri (persino i bimbi sui bus di Milano lo chiedono alle mamme, sentita l’altro giorno).
E con la vittoria del candidato democratico alle presidenziali USA si chiude anche il contest lanciato lo scorso ottobre sul blog Gum Election.
“Chi fa più schifo? Vota con la tua gomma da masticare”. Messaggio eloquente e medium che meno convenzionale non si può.
A giudicare dagli exit poll, la gara delle gomme da masticare l’ha vinta McCain. E l’impressione è che se al posto dei canditati USA ci fossero i nostri politici, in Italia avremmo finalmente risolto l’annoso problema dei chewing gum appiccicati sul selciato, perché non c’è posto dove abbandonarli.
Scott Wade è un artista particolare, come solo negli Stati Uniti. Le sue creazioni prendono vita con la sabbia sui parabrezza e sui lunotti delle auto. Scott pubblica le immagini dei suoi lavori in una galleria on line. Ed è bravo, talmente bravo che Mitsubishi l’ha scelto come il più “non convenzionale” degli illustratori per alcune campagne stampa. Ignoti che scrivono “LAVAMI” col dito sui lunotti, è ufficiale: siete dei dilettanti, ache se precursori.
ComunicattoreBlog presenta l’appuntamento fisso dei prossimi venerdì, quello con le Bugie Grafiche.
Trattasi di manifesti solidali con chi di comunicazione ne mastica e, soprattutto, ne ha fatto la propria professione.
Perché pare che tutti si sentano art director, copywriter, grafici, impaginatori, esecutivisti, creativi o amanti del bello, sotto l’ombrello del “tanto lo so fare anch’io” o peggio ancora de “il cliente ha sempre ragione”. Sarà…
L’idea è a cura di baddesignkills.com, che ai tempi prese l’iniziativa (ora sembra che vendano t-shirt…)
Vai con la Bugia Grafica Numero Uno.
Questo suggestivo ambient outdoor per Koleston Naturals sfrutta le condizioni di luce sul mare nelle diverse ore del giorno per regalare effetti sempre diversi ai capelli dell’avvenente modella illustrata sul billboard. Per un’acconciatura che più naturale non si può.
“Questo è ciò che si vede quando fumi”. Il messaggio è tanto eloquente quanto poco convenzionale nel modo in cui è “veicolato”.
Ancora un ottimo esempio di messaggi sociali trasmessi attraverso azioni anticonvenzionali.
In alcune stazioni del metro di Hong Kong ecco delle “trappole” in guisa di floorgraphic per promuovere il film National Treasure. Un ambient “trompe l’oeil” di forte impatto visivo e comunicativo.
Il riscaldamento globale è un tema che… scotta. Al di là dei giochi di parole, i comunicatori sociali sensibilizzano da tempo l’opinione pubblica su un problema che interessa il futuro del pianeta. Lo scioglimento dei ghiacci polari, dovuto al riscaldamento dell’atmosfera, innalzerebbe il livello dei mari a tal punto che molte città sarebbero sommerse. Un futuro apocalittico, disegnato con efficacia sulle pareti di una piscina in questa azione di ambient subacquea.
Una macchina che parcheggia dovunque? Detto, fatto: il billboard diventa interstizio tra manifesti: la Smart (e solo la Smart, beninteso) ci parcheggia “dentro” senza difficoltà.
L’utilitaria chic che diventa auto da famiglia allungando il passo? basta trasformare l’affissione in uno specchio deformante ed ecco pronta una suggestione visiva che comunica più del prodotto (che in effetti non c’è).
nell’era dell’interazione, i supporti tradizionali dell’above the line diventano semanticamente interattivi. Per la gioia di chi fa creatività, e - perchè no - per il piacere ludico del pubblico urbano.
La azioni di comunicazione non convenzionale si prestano molto bene a veicolare messaggi sociali, per il costo relativamente basso, e la capacità di “colpire” (talvolta anche in modo scioccante) in situazioni quotidiane e in luoghi di affollato passaggio, magari camuffandosi tra gli elementi dell’ambiente urbano.
In Vietnam e Mongolia è drammatico il fenomeno dei bambini di strada che rovistano tra l’immondizia in cerca di cibo. Per sensibilizzare sulla tematica, Leo Burnett Hong Kong ha piazzato accanto ai cestini dei rifiuti sacchetti neri di inquietanti sembianze umane. Un’operazione di forte impatto e di indubbio valore comunicativo e sociale. Poi dicono che i pubblicitari non hanno cuore.
Le grandi idee nascono dall’immediatezza e dalla semplicità, è un dato di fatto. Il concetto vale anche per questo ambient di Nivea, che magari non farà fare i salti di gioia ai dermatologi, ma che è di indubbia efficacia comunicativa. Certo, se la location è Dubai e il cliente una delle aziende leader mondiale del proprio settore, il rilievo dell’operazione aumenta esponenzialmente. Ma questo è un altro discorso.
Non c’è da scherzare. Mentre dalle nostre parti siamo ancora fermi alle stucchevoli diatribe del tipo “agenzia v.s. libero professionista”, e ci si accanisce su fee e mark-up, su etica e dedizione e se sia nato prima l’uovo o la gallina, negli Stati Uniti, tradizionalmente più avanti, vogliono fare la pelle ai creativi.
La poco amichevole body copy recita così: “Hanno ucciso il tuo budget, ora è tempo di restituire loro il favore. E quale occasione migliore di uno shooting fotografico in Florida per uccidere i tuoi creativi? Pensaci. Tu ci guadagni una vacanza e gli scatti perfetti per la tua campagna, e i tuoi creativi se vanno al creatore…”
Così la pensano quelli di shootinflorida.com, portale per il recruitement di risorse creative nel campo della fotografia in Florida.
Copywriters, tirate pure un sospiro di sollievo. Per ora questi ce l’hanno solo con fotografi e art directors. Tuttavia, leggendo la body copy fino in fondo, ci si imbatte in un paragrafetto asteriscato che assicura che nessun creativo è stato ucciso durante la lavorazione dell’annuncio, “anche se non per mancanza di volontà”.
Eviterei le vacanze sulle Everglades, quest’anno. Di questi tempi per un creativo è meglio star chiuso in casa e dare un’occhiata alla creatività davvero incisiva. Come quella lì sopra, ad esempio.
Meister Camera ha proposto, nel dicembre 2007, un ambient originale e davvero interessante, disseminando gli spazi urbani di curiosi cagnolini “pixelati”, accompagnati da un cartello. Il messaggio è semplice e chiaro: guardali con dettaglio migliore.
L’effetto visivo è soprendente e molto simpatico: la realizzazione dei cagnetti “in bassa risoluzione” ha richiesto ore di lavoro artigianale e migliaia di cubetti di legno per costruire i modelli.
(Advertising molto poco convenzionale per uno zoo safari olandese - click per ingradire)
Grazie a “Quelli che…” riescono a trasformare qualsiasi oggetto in uno strumento di comunicazione. E a “Quelli che…” anche se vendono pezzi di carne fredda, sanno cosa significa farsi ricordare con un sorriso.
Un ambient originale per l’ultimo modello di casa Apple. I (sottilissimi) tavolini di cortesia degli aerei di linea si trasformano in laptop chiusi. Mac Book Air, ovviamente.
I lavori di Peter Callesen mostrano come la carta possa divenire un mezzo di comunicazione potentissimo, anche quando non vi è scritto nulla sopra. “Il medium è il messaggio” di McLuhan, un insegnamento sempre valido.
Udite udite. Una surfata su You Tube ed ecco il viral di Fiat per la Punto (in realtà ce ne sono due, ma questo è quello più divertente, a parere di chi scrive. Chi vuole, si vada a cercare l’altro).
Rispetto a tante altre cose viste sul Tubo, il viral in questione pare piuttosto “all’acqua di rose”. Carino, di certo il video genererà una dose più che buona di viralità, ma sui mezzi di comunicazione non convenzionali si può essere decisamente più “shoccanti”. A patto di avere in budget qualcosa più di un lenzuolone bianco.
Un esempio? Qui in basso il viral di una Nissan piuttosto robusta…
Ce ne fosse di più, di gente che scrive così.
Prima pagina di Spot and Web di lunedì 30 giugno: l’editoriale dal titolo “Colpevoli Complicità” è una presa di posizione coi contro-cosiddetti.
Finalmente un pezzo che si schiera apertamente contro l’anti-cultura della comunicazione che domina non solo tra gli addetti ai lavori, ma anche tra chi quegli addetti ai lavori li sceglie e se ne serve.
Il modo di far (bene) comunicazione è cambiato da tempo; è bene che le scimmiette che si tappano occhi, orecchie e bocca scendano dalla pianta; è bene, soprattutto, che la voglia di aprire un discorso nuovo di cultura della comunicazione scaturisca dal basso, da chi di comunicazione si occupa per mestiere.
Verissimo, anche le aziende devono cambiare mentalità, orientandosi alla comunicazione anziché subirla, o peggio, inglobarla in dinamiche politiche. Affinché ciò avvenga, però, è necessario che le imprese intenzionate a cambiare trovino degli interlocutori in grado di saper ascoltare e comprendere.
Là fuori, in Europa, sono come al solito su di un altro livello. Per trita che sia quest’ultima considerazione, vale la pena di ricordarsene e di tirare fuori gli artigli, ché non si è mai visto un Leone senza.
Come ogni bravo presidente di agenzia che si rispetti, anche il nostro capo leader Talentolo si è concesso una vacanza di lavoro ai Cannes Lions, approfittando dell’aria elettrica della Croisette per andare a caccia di suggestioni creative e fiutare le nuove tendenze.
Porta un giovane copywriter ai Cannes Lions, praticamente il carnevale di Rio dei pubblicitari. Fagli indossare la t-shirt nuova di zecca della sua altrettanto giovane e dinamica agenzia, e catapultalo alla festa di Shots, una delle più cool della Croisette. Risultato: un flusso di relazioni pubbliche da far impallidire il più scafato dei diplomatici dell’ONU.
Un po’ di fortuna e può anche accadere che una crew di giovani video blogger londinesi immortali l’imberbe copy in un frame del docu-video del party, pubblicato su Cannes Fringe e visibile anche qui in basso:
Cannes, per un giovane pubblicitario italiano, è una buona occasione per venire a contatto con i creativi di mezzo orbe terracqueo e accorgersi ancora una volta di quanto questo mestiere sia influenzabile e influenzato dal contesto socio culturale a cui si appartiene.
Ed è meglio non dimenticare, che non è tutto oro quello che luccica, e che, passato il carnevale di Rio, puliti i coriandoli e smaltito l’hangover, resta la realtà di un ambiente tanto affascinante quanto fuorviante, se non ci si approccia ad esso con la mentalità giusta.
Nell’attesa di salire anche noi sul palco del Palais a ritirare il nostro bravo e meritatissimo felino dorato (è solo questione di tempo…), intanto a Cannes abbiamo portato anche il Presidente dell’agenzia.
Ma questa è un’altra storia. O meglio, un altro post.