Non esistono uno spazio e un tempo predefiniti per la creatività. Ecco l’idea di fondo della campagna di promozione della School of Visual Art di New York, che annovera tra i suoi docenti gente come Milton Glaser, per intenderci. La campagna incoraggia il pubblico ad esprimersi in ogni situazione, fornendo anche il “supporto” su cui farlo. Il messaggio è semplice e chiaro: THINK.
Questo è marketing. Ogni commento è superfluo, se non una precisazione da copywriter per chi non mastica la lingua di Albione: “bush”, in inglese, significa “cespuglio”. (Veet produce prodotti per la depilazione).
Lui, lei e l’altro, a Venezia. Potrebbe essere la trama del più classico dei melodrammi cinematografici. Se non fosse che i protagonisti del “triangolo” sono carte da gioco (tra i personaggi secondari c’è anche il due di picche), e la storia è ambientata… sui mezzi pubblici.
Ovviamente, c’entra la pubblicità.
A Venezia i bus navigano placidi sui canali, ma evidentemente questo non è un deterrente alla voglia di “brandizzarli”, come si fa coi mezzi “terrestri”. L’originale operazione promuove le giocate al Casinò veneziano. Altro che amore.
Bloguerrilla segnala un divertente viral per la bibita (inequivocabilmente “rinfrescante”) Mountain Dew. Le caratteristiche tipiche del video virale ci sono tutte, ed è interessante il gioco di parole inglese: “dont’dew it at home”, il classico “non fatelo a casa” che sfrutta l’assonanza del nome di prodotto (”Dew”, rugiada), con il verbo “fare” (”do”). Cose che i copywriter amano moltissimo.
Hong Kong non è l’unica metropoli al mondo con l’aria inquinata oltre ogni soglia di pericolo. Ma nell’ex colonia britannica c’è chi ha pensato di sottolineare il problema con un billboard “speciale”, la cui superficie attrae il pulviscolo creando un visual che non ha bisogno di commenti. Così come l’headline: “L’inquinamento inquina”.
“Questo è ciò che si vede quando fumi”. Il messaggio è tanto eloquente quanto poco convenzionale nel modo in cui è “veicolato”.
Ancora un ottimo esempio di messaggi sociali trasmessi attraverso azioni anticonvenzionali.
Porta un giovane copywriter ai Cannes Lions, praticamente il carnevale di Rio dei pubblicitari. Fagli indossare la t-shirt nuova di zecca della sua altrettanto giovane e dinamica agenzia, e catapultalo alla festa di Shots, una delle più cool della Croisette. Risultato: un flusso di relazioni pubbliche da far impallidire il più scafato dei diplomatici dell’ONU.
Un po’ di fortuna e può anche accadere che una crew di giovani video blogger londinesi immortali l’imberbe copy in un frame del docu-video del party, pubblicato su Cannes Fringe e visibile anche qui in basso:
Cannes, per un giovane pubblicitario italiano, è una buona occasione per venire a contatto con i creativi di mezzo orbe terracqueo e accorgersi ancora una volta di quanto questo mestiere sia influenzabile e influenzato dal contesto socio culturale a cui si appartiene.
Ed è meglio non dimenticare, che non è tutto oro quello che luccica, e che, passato il carnevale di Rio, puliti i coriandoli e smaltito l’hangover, resta la realtà di un ambiente tanto affascinante quanto fuorviante, se non ci si approccia ad esso con la mentalità giusta.
Nell’attesa di salire anche noi sul palco del Palais a ritirare il nostro bravo e meritatissimo felino dorato (è solo questione di tempo…), intanto a Cannes abbiamo portato anche il Presidente dell’agenzia.
Ma questa è un’altra storia. O meglio, un altro post.
A tutti i copywriter o aspiranti tali, Sul blog di Comunicattore si apre un discorso tutto per voi. Un discorso fatto di headlines.
Tutti possono partecipare: è sufficiente commentare questo post con la propria headline, cercando di seguire il filo logico, la piega del discorso (se ce n’è una).
Le headlines possono essere inventate di sana pianta, ma si possono utilizzare anche citazioni di titoli pubblicitari esistenti: l’importante è che siano coerenti con il senso generale della “conversazione”. I testi possono essere redatti in italiano o inglese, e non devono superare le 35 battute (spazi compresi).
Del resto, ogni copywriter deve avere chiaro in mente che: