Requiem for a (Italian) dream?

Ci risiamo. Ogni anno la stessa storia…Anzi, lo stesso script.
Ci prepariamo per 12 mesi con una sola idea in testa e una settimana prima delle premiazioni già piangiamo miseria. Ma di chi è la colpa? E, da italiani, perché dobbiamo sempre dare la colpa a qualcuno, quando basterebbero un esame di coscienza e un pubblico J’accuse (visto che siamo in Francia) per raddrizzare le sorti di una favola che da troppo tempo non ha un lieto fine? Pubblicità non è un felino metallico, ma ogni tanto non guasterebbe.

9 responses to “Requiem for a (Italian) dream?”

  • fede says:

    D’accordo con te, Cannes non è più, e forse non lo è mai stato, un momento di crescita per il mondo della pubblicità. Tutti gli anni è un involuzione più che evoluzione. Poca strategia, poca attenzione. Riconquistiamoci la nostra Cannes…

    Comment by fede
    Giugno 6th, 2008 @ 12:01 pm

  • chris says:

    Franz tocchi un punto sensibile per tutti coloro che credono in questo lavoro i cui prodotti spesso nemmeno escono in pianificazione!!! Il Luezer’s Archive ne è un esempio lampante! Bei lavori, grande creatività, tecnica sopraffina…ma la creatività non è l’esternazione degli ego mostruosi di molti art…probabilmente la strategia è l’arma migliore per convincere un cliente e per sviluppare coi dovuti crismi dei messaggi. Cari creativi accettate la sfida dei “paletti” messi dal cliente, in caso contrario preparatevi ad essere criticati per il lavoro di qualche “outsider” che magari viene valutato migliore del vostro. Dal mio punto di vista grazie a una forte cultura della comunicazione si possono avere delle reali soddisfazioni in questo lavoro…ergo: buono studio e buoni Lions 2008!

    Comment by chris
    Giugno 6th, 2008 @ 12:03 pm

  • Manu says:

    ho gironzolato un pò…mi piace….ottimo questo articolo su cannes.

    in bocca al lupo!
    Manu

    Comment by Manu
    Giugno 6th, 2008 @ 1:26 pm

  • Sonia says:

    buono. buona la grafica, leggibile il testo. interessante l’argomento.
    promosso.

    Sonia

    Comment by Sonia
    Giugno 6th, 2008 @ 1:27 pm

  • Piero says:

    Il problema va ben oltre il Festival di Cannes che è solo uno degli effetti terminali del terribile disamore con cui ormai si fa il nostro mestiere. Di fare della roba “non bella ma decente” non gliene frega più niente a nessuno: non frega nulla in agenzia dove ormai il diktat è “giochiamo per non perdere”, non frega nulla al cliente che ormai ha sostituito i reparti marketing e comunicazione con una banda di scimmie ammaestrate e che non ha più necessità di vere strategie perchè pensa solo ai soldi che può incassare domani; infine non frega nulla agli utenti finali che, presi nel rumore bianco dell’eccesso di informazione, della pubblicità se ne fottono altamente.

    Comment by Piero
    Giugno 6th, 2008 @ 3:26 pm

  • chris says:

    Caro Pietro mi trovi completamente d accordo. Credo che in questo contesto di grande cambiamento le medio-piccole agenzie (con un buon expertise) possano fare molto. Forse proprio perchè hanno una maggiore sensibilità ed elasticità mentale verso l’innovazione di una professione che, oramai, credo sia una necessità più che un ampliamento dei propri servizi. Grazie per il tuo contributo e per lo sfogo (che condividiamo). Qui sei il benvenuto.

    Comment by chris
    Giugno 6th, 2008 @ 5:20 pm

  • Piero says:

    Grazie mille per il benvenuto!
    Sicuramente la pubblicità come la conoscevamo si deve evolvere in qualcosa di diverso; e fuori dai paroloni come “holistic approach” o “disruption” o “360 degrees” deve evolversi in qualcosa che forse ancora non conosciamo ma che “è lì”.
    Sicuramente una agenzia mediopiccola ha più possibilità di affrontare questo cambiamento con uno spirito diverso dal classico “dobbiamo prendere questo cliente a tutti i costi”. Il mio sogno è un’agenzia dove i clienti vanno apposta perchè sanno che lì le cose si fanno in un determinato modo e non perchè per una gara ( il più delle volte basata sul fee) qualcuno ha azzeccato “il film” che può piacere al CEO.

    Comment by Piero
    Giugno 8th, 2008 @ 11:44 pm

  • fede says:

    A quando il cambiamento, se l’unica cosa che riusciamo a cogliere è quella che i direttori marketing tengono più alla poltrona che alle aziende che rappresentano, un po’ come i nostri politici. Anche io sogno un’agenzia come la tua Piero, e sono felice di sapere che i miei sogni sono condivisibili. Quando ci saranno clienti come dici il mondo dei consumi sarà migliore.

    Comment by fede
    Giugno 9th, 2008 @ 5:05 pm

  • Ezno says:

    Beh, penso che la media italiana sia vergognosa e quella estera sia uguale. Invece i lampi di genio di altri paesi siano molto superiori ai nostri. Anche a cannes ci sono lavori addomesticati, come su Luzer’s o sugli annual, ma esistono campagne potenti, spiazzanti, innovative, che fanno sognare tutti: creativi, account, planners, financials e consumatori. Ce le sogniamo, quelle campagne. Il gruppo Perfetti va a comprarsele a Londra e in giro per il mondo. Il risultato è sempre nuovo e brillante, con qualche stupidata ogni tanto ma comunque con una potenza di fuoco impensabile per l’italia. Più o meno nella stessa fascia di prodotti c’è Ferrero che fa Tic Tac con il filmino stile 30 anni fa, o le stupidate di snack vari dove la creatività sembra fatta da Maurizio Costanzo. In più copiano e rovinano campagne veramente creative. Poi ci sono le perle dell’idiozia alla Cavallo goloso, Delfino curioso, Cinghale peloso, ecc
    Ma non si vergognano? Piaccia o no Cannes serve a pulirsi un po’ la testa e vedere che c’è un po’ di luce in fondo al tunnel. Non è che le agenzie italiane non abbiano le potenzialità per fare lavori eccellenti. E’ che non riescono a realizzarli. Conosco qualche cliente italiano. Beh. cultura pubblicitaria pari a zero. Se gli proponi un film copiato neanche se ne accorgono. O se ne fregano, che è peggio. Ma comunque allegria, che dopo Cannes arrivano le vacanze. Poi a settembre ci penseremo.

    Comment by Ezno
    Giugno 26th, 2008 @ 10:26 am

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